Oleg Petrov, ex campione di Merano e Ambrì, ancora protagonista

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di Marco Depaoli

L’hockey italiano durante la stagione 1996/97 pattinò sull’orlo del baratro. Fu un po’ l’anno simbolo del cambio di un’epoca, uno iato che separò la cuccagna del grande hockey italiano e l’epoca delle vacche magre. Due grandi protagoniste, Varese e Devils, tirarono giù la serranda, altre come il Courma entrarono in coma irreversibile e una crisi generale fece auto-retrocedere tutte le squadre in A2. Rimasero in auge con budget irraggiungibili solo Milano e Bolzano che si iscrissero all’Alpenliga in attesa che si trovasse la quadra per un eventuale titolo nazionale. Nonostante i soldi spesi queste due squadre italiane trovarono fuori dai patri confini una serie di flop, sia nel torneo transalpino dominato dal Feldkirch (che andrà a prendersi negli anni a venire la Coppa Campioni), sia nelle massime competizioni europee: i bolzanini uscirono dal girone casalingo di Coppa Europa per mano del Kloten (in virtù della differenza reti) e il Milano fu umiliato nella nascente European Hockey League distrutto dal Berna di Orlando, dal Colonia di Zarrillo e dallo Jokerit. Tanti errori nell’allestire il roster, soprattutto in terra altoatesina con la cessione dell’idolo della tifoseria Dave Pasin al Davos per non sforare in Alpenliga il tetto stranieri all’interno di una girandola di partenze e arrivi (ben 15 transfer in 7 mesi) che portò in biancorosso tra i tanti Gren Andersson, stella NHL mai brillata.

Oleg Petrov con la maglia del Merano contrastato da Maslennikov - Foto "Top Hockey"

Si riuscì in fretta e furia a mettersi d’accordo per un campionato sprint di massima serie (della durata di un mesetto) in programma da fine febbraio con milanesi e bolzanini ad aggiungersi alle prime 4 squadre di quella che originariamente doveva restare una Serie A2 a 14 squadre. Dal torneo cadetto salirono nell’ordine il Fassa, il Gardena, il Brunico e il Merano allenato da Doug McKay. Per i bianconeri del presidente Brunner fu un successo: dopo tanti anni in serie B a guardare l’hockey dei grandi dallo spioncino, il Merano tornava in serie A a giocarsela soprattutto contro l'”odiato” Bolzano con il quale dovette spartirsi anche la pista. La Meranarena non era ancora stata costruita e i meranesi furono costretti a giocare le gare casalinghe al Palaonda. Con il prestigioso sponsor Maserati sul petto il Merano volle fare le cose in grande. Dall’Alleghe giunse in porta Dave Delfino, in difesa Cory Keeman dal Vienna e rientrò il ceco Karel Metelka (l’attuale arbitro). Sforando il “patto” con le ex A2 ma rispettando quello di A1, Hansjörg Brunner regalò ai suoi tifosi una perla, probabilmente il giocatore più forte visto in riva al Passirio.
Oleg Petrov solo 12 mesi prima disputato la sua quarta stagione in NHL con i Montral Canadiens, vincendo (seppur da panchinaro) la Stanley Cup del ’94. L’allora “folletto” 26enne di Mosca venne creato nientemeno dal vivaio del CSKA Mosca, la squadra dell’armata rossa quando esisteva ancora l’Unione Sovietica. Dopo aver esordito da 18enne nel massimo campionato russo e aver raggiunto una finale e una semifinale, una volta crollato il muro vola oltreoceano nel 1992, draftato dagli Habs al 6° turno. I primi anni deve accontentarsi del farm-team con numerose apparizioni in NHL, ma per lui c’è fu la nomina nell’All Rookie Team.
Nel ’96 l’ala sinistra moscovita preferisce tornare in Europa ma ad Ambrì Piotta non ha fortuna: assieme ai connazionali Igor Chibirev e Dmitri Kvartalnov (oltre al compianto Peter Jaks) forma un attacco pesante ma l’Ambrì arriva nono e non si qualifica per i play-off. Lo score personale di Petrov è di 52 punti in 45 partite. Terminta dunque la sua stagione svizzera arriva la chiamata del Merano. 14 punti (3 gol e 11 assist) sono il bilancio della stagione regolare del russo in bianconero; 6 sconfitte e 4 vittorie (tra cui l’ultima di regular season col Milano) quello del Merano che vale comunque il quarto posto dietro alle due big e al Fassa. Petrov, ottima tecnica e visione di gioco, in semifinale a Milano trova il gol del pareggio, dando filo da torcere ai rossoblu per oltre un tempo col vantaggio per le reti di Da Corte e Ansoldi. La maggiore classe dei meneghini esce poi alla distanza facendo vincere il Milano 24 in gara 1 per 6-3 e nel ritorno in Alto Adige per 7-3.

«4.000 tifosi italiani fanno più casino di ventimila in NHL» – fu il suo commento sulle pagine di Top Hockey – «Mi aspettavo un livello più basso, invece ho trovato un tipo di gioco simile alla NHL. In Svizzera si gioca molto più sulla tecnica, da voi, al contrario, si usano molto i muscoli».

Ancora sotto contratto con l’Ambrì, Petrov esplose nelle due stagioni successive: top scorer in LNA nel ’98 con 93 punti e nel ’99 con 87 punti, il russo portò all’Ambrì la storica Continental Cup e la Supercoppa europea, una semifinale LNA e una finale persa dopo aver dominato in regular season. Il pensiero rimane però sempre all’NHL.

«Ho avuto questa possibilità (il campionato svizzero ndr) dal mio manager, – confidò il giocatore a Lusuardi su Top Hockey – dopo averci pensato a lungo mi sono convinto e ho accettato il trasferimento. Uscire dal giro NHL è facilissimo e una volta che sei fuori rientrarvi è pressoché impossibile, in pochi ce la fanno»

Oleg Petrov con la moglie Christina e la figlia Alexa nel 2005

E invece Petrov ce la fa. L’ex meranese vive una nuova avventura nordamericana a Montreal diventando una elemento importante della squadra. 4 altre stagioni nella National Hockey League che porteranno il giocatore a un totale di 402 partite in carriera con 194 punti, 73+121 e il terzo mondiale con la Sbornaja russa. Il cuore del giocatore, che nel frattempo ottiene il passaporto canadese, è però in Svizzera dove vive la moglie Christina. Durante ogni estate Petrov torna infatti in terra elvetica e si tiene in allenamento con il Lugano. Nel 2003 sembra proprio che l’ex piottino possa vestire la maglia bianconera ma il parco stranieri del Lugano è al completo e il russo sceglie la cenerentola Ginevra assieme al connazionale ex Lugano e Ambrì, Igor Fedulov. Alla seconda stagione in LNA il Ginevra con Petrov raggiunge la semifinale e chiude la stagione al terzo posto. Per Petrov c’è anche la soddisfazione di giocare per il Davos nella Spengler Cup, vincendola. L’anno dopo il russo diventa il beniamino di una nuova realtà: lo Zugo. 4 stagioni senza però mai andare oltre la semifinale.
Nel 2007 l’avventura con EVZ si interrompe a stagione in corso e Petrov dopo 16 anni torna in Russia. Fa tempo a vincere un’altra Continental Cup con i Bars Kazan dove rimane anche l’anno successivo per vincere la neonata KHL. Dopo due stagioni con la maglia dell’Atlant Mytishchi, all’età di 40 Petrov sembrava volersi ritirare e invece ritornerà nel Tatarstan per giocare con Kazan un’altra stagione da protagonista.

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Una tripletta di Petrov con la maglia dell’Atlant

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