Polloni ritrova la Spagna dopo trentadue anni

Chi non è appassionato di hockey su ghiaccio, spesso, associa lo sport di squadra più veloce al mondo con i Paesi nordici come la Finlandia, la Svezia o il Canada. Ma l’hockey da diversi decenni è giocato anche a latitudini inferiori come il Messico o la Spagna. Sembra strano a leggersi, ma è così, la Penisola iberica fu teatro di battaglie sportive su piste ghiacciate; negli anni ’70 la Federazione spagnola organizzò i Mondiali Gruppo C: nel 1978 a Las Palmas, Capitale con Santa Cruz de Tenerife delle Canarie, serie di isole di fronte al Marocco amministrate da Re Juan Carlos, e nel 1979 a Barcellona, seconda città spagnola. A quest’ultima edizione prese parte anche l’Italia, tra i convocati c’era anche l’attuale assistant coach Fabio Polloni, al quale l’anno e la Capitale catalana richiamano alla memoria diversi ricordi:

“Qualche anno in meno sicuramente, perché avevo ventisei anni, e un Campionato del Mondo Gruppo C, dopo la sconfitta l’anno precedente a Belgrado. La Nazionale italiana andò a Barcellona per cercare di guadagnarsi la promozione nel Gruppo B” .

Foto Edizioni Panini

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Come detto la Nazionale Azzurra si presentava con l’obiettivo di riconquistare il gruppo B, perso  l’anno precedente e con una squadra ringiovanita; il giocatore più “anziano” era il trentenne Renato De Toni.

“Sì esatto, l’allenatore era Alberto Da Rin e ci fu un ringiovanimento della squadra per cercare di puntare alla promozione”.

Polloni giocava in terza linea con Renato Lacedelli e Steve Cupolo.

“Il nostro compito era di contenimento, anche se Cupolo era uno scorer; anch’io mi difendevo, perché in quegli anni ero arrivato terzo al trofeo della Gazzetta come realizzatore italiano, quindi oltre che di contenimento la nostra era una scorer line. Nello specifico, contro la Jugoslavia, l’allenatore chiamò me e Lacedelli  e ci disse che dovevamo marcare a uomo, per tutta la partita, i fratelli Hiti, io Gorazd e lui Rudi, e non mollarli un attimo. Poi successe che loro non segnarono, al contrario di altri quattro loro compagni”.

Foto Edizioni Panini

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Al termine della manifestazione, coach Alberto Da Rin, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, dichiarò che Cupolo fu molto sfortunato, perché segnò poco, ma l’attaccante servì a Polloni diversi assist che gli permisero di segnare sei reti.

“Questo particolare delle sei reti non lo ricordo, disputai un buon Mondiale, la nostra linea funzionava bene, perché con Lacedelli giocavo già da anni e in seguito ho militato con lui  nel Cortina. Con Cupolo ci fu un’intesa immediata”.

Una Nazionale, più delle altre, dette maggiori problemi.

“Sicuramente la Jugoslavia, contro di loro era una delle due partite chiave, perdemmo di stretta misura, 4-2 se non sbaglio”.

Foto Edizioni Panini

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Proprio la Nazionale del Paese guidato da Tito, retrocessa nell’edizione precedente dal Gruppo B come l’Italia, si presentò ai mondiali richiamando giocatori “mandati in pensione” come Albin Felc, Janez Petac e il portiere Marjan Zbontar, oltre ai fratelli Hiti che in un primo momento pareva volessero rinunciare alla convocazione,  

Sì, ci fu una mezza sollevazione popolare, perché la Jugoslavia voleva ringiovanire completamente la squadra; evidentemente si resero conto che senza queste quattro, cinque pedine fondamentali, ma, secondo me, soprattutto senza i due Hiti non era la stessa Jugoslavia e in effetti, con questi ‘vecchietti’, si rivelò una squadra molto forte”.

Se gli jugoslavi recuperarono uomini importanti lo staff Azzurro dovette rinunciare a Dave Tomassoni, rimasto in Italia per accertamenti clinici, la sua assenza si fece sentire nella gara contro i balcanici.

“Sostituire un difensore come Dave non fu facile, soprattutto in quella contro la Jugoslavia, anche se c’erano degli elementi italiani validi anche in quel periodo”.

La Spagna del 1979 - Foto tratta da El Mundo Deportivo

La Spagna del 1979 - Foto tratta da El Mundo Deportivo

Nel 1979, nel Gruppo C, come in questa edizione erano iscritte anche Corea del Sud e Spagna. I primi erano all’esordio in un Mondiale, i padroni di casa, dopo gli anni pionieristici precedenti la Seconda Guerra Mondiale, tornarono a giocare a livello internazionale da due anni e consideravano il raggiungimento del quinto posto un successo; il coach cortinese le descrive.

Giocando la Spagna nel gruppo C e la Corea del Sud esordiente, non erano allo stesso livello delle altre sei, tuttavia, soprattutto i coreani sono sempre stati una squadra tatticamente non perfetta, ma tecnicamente con un pattinaggio notevole, procurando qualche fastidio. La Spagna era agli esordi e tecnicamente non era ancora pronta.”

Foto Edizioni Panini

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A seguito della sconfitta patita contro la Jugoslavia, ai fini della promozione, divenne decisiva la partita contro la Francia. Una partita caratterizzata da molte penalità, nella quale la sua linea contribuì con le reti di Lacedelli e Cupolo.

“Sì, io non segnai in quel frangente, con questi due goal si contribuì alla vittoria per 9-4 che ci permise di affiancarci alla Jugoslavia  per la risalita in Gruppo B.”

Alla manifestazione presero parte, alla giornata di chiusura, anche Sua Maestà Re Juan Carlos e la Regina Sofia davanti ad un folto pubblico, Polloni ricorda.

 
 
 
 

Re Juan Carlos e la Regina Sofia - Foto tratta da El Mundo Deportivo

Re Juan Carlos e la Regina Sofia - Foto tratta da El Mundo Deportivo

“Lo stadio era sempre esaurito, soprattutto alle partite serali, quelle in cui giocava la Spagna. Mi ricordo della partecipazione del Re, perché fu lui a premiare nell’ultima giornata gli atleti; questa fu una grande soddisfazione da parte di tutti.”

 

C’è spazio anche per episodi curiosi.

“Di aneddoti ce ne sono stati diversi: noi fummo invitati al Camp Nou a vedere Barcellona-Ajax (in realtà la partita era Barcellona-Ipswich Town, ritorno dei Quarti di finale di Coppa delle Coppe, n.d.r.), avemmo il privilegio di assistere alla partita dalle panchine interrate, vedendo i giocatori a pelo d’erba. Fu un’emozione incredibile, anche perché lo stadio, quella sera, era stracolmo.
Un altro ricordo, personale, è la mostra, che andai a vedere da solo, di Picasso, nei suoi primi periodi. Un momento greve che ricordo ancora adesso.
L’aneddoto più strano, che poi rimase alla storia tra gli atleti, fu un episodio capitato a Renato De Toni, con il quale l’ho ricordato poco tempo fa, Tancon, che era il portiere insieme a Tigliani  e Adolf Insam, i quali andarono in banca per cambiare dei soldi, ad un certo punto entrarono degli individui mascherati e armati. I tre atleti assistettero ad una rapina mano armata; per fortuna si risolse tutto nei migliori dei modi, dopo che i malviventi scapparono con l’incasso; Renato mi raccontava che uno dei due rapinatori gli puntò la pistola nella pancia. Non furono momenti molto felici, poi per fortuna il tutto si è risolto e l’hanno potuto raccontare. E’ stata una situazione pazzesca e strana.”

Fabio Polloni

Fabio Polloni