Il Gordie Howe hat-trick di Tommaso Migliore

Contro il Caldaro Tommaso Migliore, capitano ad interim del Milano Rossoblu, ha segnato un gol, servito un assist e ha partecipato a una rissa, ciò che è (o era) parte dell’hockey su ghiaccio. In Canada questa striscia la chiamano “Gordie Howe hat trick” (variante del normale hat trick, tris di gol), ovverosia quando un giocatore realizza un goal, segna un assist e partecipa ad una rissa nella stessa partita. La specialità appunto di Gordie Howe, l’uomo che deteneva tutti i record prima che Gretzky arrivasse a polverizzarli (quasi) tutti.
Di seguito l’intervista di ieri, mercoledì 13 ottobre 2010, sulle frequenze di Radio Padania Libera con in studio Giorgio Prando e Stefano Bertoldi.

In Canada saresti stato quindi definito il migliore in pista, in Italia ti becchi due giornate di squalifica. Sono due sport diversi?

Sono due mentalità diverse più che altro, secondo me. Purtroppo qui in Italia c’è questa paura che è un po’ da superare.

Strano poi che l’altro partecipante alla rissa, Ambach del Caldaro, non abbia preso nemmeno due minuti. Come te l’ha spiegata l’arbitro (Bagozza ndr), se te l’ha spiegata?

Non lo so, ogni tanto gli arbitri si fanno prendere da questo panico per cui spesso compiono delle decisioni poco razionali. E’ un po’ difficile che un giocatore aggredisca senza motivi un altro.

Il Presidente come l’ha presa questa squalifica?

Diciamo che l’ha presa bene. Nel senso che anche lui era arrabbiato del fatto che solo io avessi preso la squalifica mentre l’altro giocatore nemmeno un minuto di penalità. Però la presa bene perché, ne abbiamo parlato anche all’inizio dell’anno un po’ con tutti, soprattutto in casa dobbiamo far capire come gira il fumo. Nel senso che dobbiamo far sentire fisicamente la nostra presenza.

Presidente Ico Migliore che per chi non lo sapesse è anche tuo padre. Come vivi questa situazione?

Particolare anche perché spesso e volentieri ci troviamo a discutere dal momento che abbiamo due punti di vista sostanzialmente differenti ma alla fine ci si fa l’abitudine. Ogni tanto è una situazione faticosa ma è anche bello parlarne con uno che ne capisce.

Hai giocato con la “C” di capitano per l’assenza di Tomasello, sei al Milano in pianta stabile da 4 anni e sei cresciuto in questo ambiente. Come la senti questa responsabilità in più?

E’ un bel peso da portare e sono molto contento di farlo quando capita l’occasione. Quest’anno probabilmente ricapiterà perché Tomasello è sempre molto preso ed è sempre una grande soddisfazione visto che io sono cresciuto qui. Ho sempre visto grandi capitani passare davanti e poter essere uno di loro è sempre un piacere.

Come giudichi il Milano di quest’anno rispetto a quello delle passate stagioni?

Secondo me il Milano di quest’anno è molto una buona squadra. Tutti siamo maturati molto e abbiamo acquisito quell’esperienza che forse mancava gli altri anni. I nuovi acquisti sono giocatori tutti molto validi. Deve formarsi un buon gruppo, dobbiamo più giocare come squadra. Se giochiamo tutti insieme possiamo davvero andare lontano.

Quanto pensi di giocare a hockey? Il problema di tutti i giovani giocatori è che si arriva al momento di dover scegliere tra la carriera lavorativa e quella sportiva, che non sempre collimano. Hai già pensato al tuo futuro?

Studio Economia e per adesso “gioco” al presente cercando di fare il meglio stagione per stagione. Dopo vediamo, non mi sono ancora posto il problema. 

Il tuo idolo di sempre?

Sembra che lo dica per l’occasione ma è Joe Busillo, il capitano del Milano degli anni passati.

Di cui stai un po’ ripercorrendo le orme, con le debite proporzioni, visto che fai più o meno il suo stesso lavoro (negli angoli…). Ti avrà dato anche qualche consiglio per fare le risse…

Io con lui mi sono solo allenato e, quando ho giocato la mia prima partita, lui c’era ma non ha fatto tempo a darmi tanti consigli. Ma quei pochi me li ricordo bene.